Fuga romantica a Verona: itinerario di un giorno nella città di Romeo e Giulietta

E’ la città romantica per antonomasia, luogo che ha incantato poeti e scrittori di tutti i tempi e che vide protagonisti la coppia di innamorati più famosa di sempre.

31958488_2595463350679053_2443546695879884800_n

A Verona il romanticismo lo respiri proprio, è nell’aria, e non solo per i negozietti e le bancarelle a tema Romeo e Giulietta che sbucano praticamente ovunque nella città, ma per i suoi vicoli, le sue strade, le sue casine e la sua architettura incantevole.

Pianificavo già da qualche anno di visitare Verona, ma ogni volta l’ho sempre rimandata per visitare qualcos’altro, ahimè facendo davvero male! Pertanto complice un lungo ponte del 1 Maggio ed armata di determinazione, ho messo da parte qualsiasi scusa e acquistato il biglietto del treno nel giro di pochi minuti.

Certamente come ogni città meriterebbe di almeno qualche giorno per una visita accurata, ma se come me avete poco tempo a disposizione o avete in programma una escursione in giornata, con un po’ di organizzazione, anche un solo giorno è sufficiente per spuntare le tappe fondamentali di questa bella città veneta, che racchiude tutti i suoi luoghi più importanti nel centro storico a distanza piuttosto ravvicinata gli uni dagli altri.

Arrivando da Milano in treno, il mio tour è iniziato dalla stazione di Verona Porta Nuova e prevedeva di raggiungere il centro con il tram 98, ma nell’occasione dimenticavo che il primo Maggio non era solo il mio giorno di riposo, ma anche quello di tutti gli autisti dell’ATV. Morale della favola: niente mezzi pubblici e una bella camminata (di circa 15 minuti) per arrivare al luogo di partenza, Piazza Brà.

32072632_2595423707349684_466342167405658112_n

Piazza Brà è sicuramente uno dei luoghi più noti di Italia, poiché al suo interno si trova l’Arena di Verona, nonché il Municipio di Verona, il Palazzo della Gran Guardia ed il Museo Lapidario Maffeiano.

Piccola nota dolente: l’esservi arrivata in occasione del 1 Maggio non mi ha permesso di apprezzare come avrei voluto la piazza, colma di bancarelle e di ritrovi dei cortei per la ricorrenza, e scattare qualche fotografia senza beccare individui a caso è stata una impresa ardua!

32104852_2595423667349688_4792283457579384832_n

Ad ogni modo, dopo qualche scatto di rito davanti all’Arena, che non ho potuto visitare a causa della fila chilometrica per l’accesso, ho proseguito il mio giro passando per Via Mazzini, la via dello shopping veronese.

Ora, premesso che amo fare compere ma allo stesso tempo lo trovo fuori luogo quando stai visitando una città per la prima volta, se sarete bravi a non farvi distrarre dalle vetrine sfavillanti, resterete letteralmente stregati dalla bellezza e particolarità delle case e dei vicoli di questa Via. Io ad esempio ho stressato il mio ragazzo obbligandolo a fermarsi ogni secondo perché continuamente scorgevo qualche dettaglio che si  rivelava meraviglioso ai miei occhi.

32080117_2595423607349694_6184572221260824576_n31964146_2595423564016365_2749157232720478208_n31959655_2595423637349691_3665221847982538752_n31949729_2595423517349703_4661941615441477632_n

Dopo aver attraversato via Mazzini arriverete nel punto esatto in cui sulla destra vi troverete via Cappello e sulla sinistra Piazza delle Erbe. Io ho optato per la prima, perché al civico 23 mi attendeva il luogo più iconico di questa trasferta: la famosa casa di Giulietta. Diciamo che non avrete bisogno del civico per individuarla, l’anteprima che vi farà strada sarà un orda di persone che cercano di accedere al cortile della casa e schiere di negozi a tema a tentare le vostre tasche.

Dopo alcune spinte e gomitate eccomi all’interno del cortile e sotto il balcone più famoso della letteratura: piccola precisazione riuscire a scattare una foto senza qualche tipa giapponese che vi si affacciava per fare un selfie ha richiesto molto self control e molti minuti di attesa, ma alla fine ce l’ho fatta. La casa naturalmente era visitabile al suo interno, ma per quanto mi riguarda ho preferito lasciare stare, un po’ per le persone, un po’ perché onestamente non mi ispirava particolarmente.

32116815_2595423554016366_6926785365063761920_n

All’interno del cortile c’è la statua di Giulietta, anche questa sipario di selfie a gogò, una parete dell’amore Moccia style dove gli innamorati possono lasciarvi i propri lucchetti per giurarsi amore eterno e una specie di parete murales con lo stesso obiettivo.

31944155_2595445497347505_4791841346530836480_n.jpg

32089181_2595425800682808_3930513349267161088_n

Tornando indietro da Via Cappello eccomi approdare in quello che certamente è una vera meraviglia per fotografi: Piazza delle Erbe, luogo di una bellezza architettonica come pochi visti prima. Qui si tenevano la maggior parte degli incontri sociali ed economici più importanti della città. Sulla piazza domina l’imponente Torre dei Lamberti, dalla quale potrete ammirare dall’alto una suggestiva vista panoramica della città.

31959340_2595423427349712_3081189278789664768_n31961407_2595423067349748_4993364506299072512_n32087351_2595423300683058_5791272943455567872_n

A Nord invece verrete immediatamente attratti da un gruppo di case affrescate chiamate Case Mazzanti, di origine e stile medievale. Verona, infatti, un tempo era nota come urbs picta, ossia città dipinta, proprio per la sua tendenza ad affrescare all’esterno le proprie abitazioni.

32202752_2595423510683037_3602440751943778304_n

E proprio sotto le Case Mazzanti sorgono tanti bar e localini dal gusto un po’ retrò perfettamente in linea con lo stile della città veronese.

Sempre in Piazza delle Erbe scorgerete anche il Palazzo del Comune, la Casa dei Giudici, il Palazzo Maffei e la Casa dei Mercanti.

Da Piazza delle Erbe, poi, attraversando l’Arco della Costa si giunge in Piazza dei Signori, ingresso prodromico alle Arche Scaligere, che altro non sono che un grande complesso funerario in stile gotico che custodisce le tombe degli illustri personaggi della famiglia Della Scala.

32207599_2595423150683073_1083986673915658240_n

Proprio nelle sue vicinanze si trova la Casa di Romeo, certamente meno inflazionata rispetto alla Casa di Giulietta, in quanto l’accesso al suo interno è inibito al pubblico. La cosa certa è che Romeo non doveva fare troppa strada per raggiungere la sua bella!

32095442_2595433927348662_2384582885169430528_n

Il nostro tour è proseguito lungo Corso di Porta Borsari, percorrendo C.so Cavour, e giungendo all’antico complesso di Castelvecchio, costruzione imponente con torri e merli.

31961184_2595423197349735_8898456631335976960_n31964200_2595423177349737_620718882755182592_n32073529_2595423054016416_6379258849655783424_n

Da qui dopo una bella camminata è possibile giungere ad un altro punto affascinante della città: Ponte Pietra, risalente al I secolo a.C., più volte distrutto e ricostruito, mantenendo il suo fascino pittoresco indiscusso con cornice l’Adige.

31960780_2595423227349732_4924028091870740480_n31960942_2595423257349729_1135649624338464768_n

Da qui abbiamo raggiunto nuovamente Piazza Brà e fatto ritorno in stazione.

Ammetto che con qualche ora in più a disposizione si può decidere di dedicare maggior tempo a qualche attrazione. Devo dire però che in un giorno è possibile concentrare le tappe più importanti di una visita a questa città che mi ha davvero colpita molto positivamente.

Che decidiate di visitarla in coppia, da soli o in gruppo non potrete non essere travolti dalla sua grazia. Verona è una città sospesa nel passato, che deve sì la sua fama a Romeo e Giulietta ma allo stesso tempo è un luogo di una bellezza architettonica con pochi simili, ogni angolo si presta ad essere immortalato e guardato con profonda attenzione.

E’ incredibile quanto possa essere bella l’Italia…a volte ce ne dimentichiamo!

 

Annunci

Scilla: il mito di Omero ed il fascino del villaggio dei pescatori della Venezia del Sud

Vi ho già detto che la Calabria ha dei luoghi assolutamente meravigliosi?
Per questo nuovo post di My kind of Calabria, voglio parlarvi di Scilla e Chianalea, due vere bomboniere della mia regione, nonché motivo di orgoglio per la sottoscritta.

La cittadina è davvero mozzafiato, una delle più belle che si possano vedere sulle coste italiane, con le sue case che si arrampicano sulla spiaggia e le onde che si infrangono sulla riva delle mitiche acque dello stretto di Messina.

Il nome Scilla, infatti, deriva dal greco antico Skylla traducibile con l’italiano scoglio.
E’ sempre secondo la mitologia greca, Scilla era una ninfa marina, che viveva nello Stretto di Messina sulla costa davanti alla rupe dove stava Cariddi. Scilla era la bellissima figlia di Trieno, dio marino, e della dea Crateide. Venne trasformata da Circe, gelosa di Glauco che ne era innamorato, in un mostro orribile dalla testa e il corpo di donna dalle sembianze di pesce da cui sporgevano teste di cani voraci. Nell’Odissea si racconta che Scilla divorò sei compagni di Ulisse.

E’ evidente quindi come la sua architettura e la sua morfologia risentano delle influenze greche, romane e bizantine.

Tuttavia il villaggio ha inevitabilmente subito diversi cambiamenti a causa di due terribili terremoti che nel corso della fine del 1700 e dei primi anni del 1900 l’hanno completamente distrutto. Gli abitanti, però, non hanno certamente subito le catastrofi senza reagire, anzi negli anni hanno ricostruito il loro paese rendendolo oggi meta di turismo per tanti turisti stranieri e non.

La pesca rimane uno dei tratti caratteristici del borgo, nonché la sua attività principale, in particolare quella del pescespada che continua a farsi con i “luntri”, le tipiche imbarcazioni a remi, o con le più moderne “passarelle”, barche a motore con l’antenna d’avvistamento.

E507F9CA-88DE-49F7-A20A-B3DB773ABD1344CCD11F-FDCB-4FF7-88AF-947F89357CF7

Da non perdere ad Agosto la famosa Sagra del pescespada appuntamento fisso per gli amanti di questa particolare pietanza culinaria. Con pochi euro è possibile davvero mangiare a sazietà pesce freschissimo.

Dalle spiagge di Scilla seguendo un piccolo percorso a piedi è possibile raggiungere Chianalea di Scilla, il pittoresco borgo di pescatori incastonato sulla punta dello stivale, nell’incantevole Costa Viola in provincia di Reggio Calabria.

EDAB48CE-3239-4AA8-99A3-6EBAB1CCBF92

Chianalea è da molti considerata la “piccola Venezia del Sud”: per la sua morfologia di case mosaico che sembrano cadere sul mare ognuna separata da stretti vicoli.

B5854545-CFFD-4071-ACBD-786BCD38FB65

La particolarità dell’architettura, i piccoli accessi al mare, le ripide scalette e i vicoli attraversati dalla brezza marina e dal rumore del mare e delle onde che si infrangono sugli scogli, l’hanno consacrata uno dei borghi più belli d’Italia (e d’Europa).

41BFE206-B5DD-4A4C-A489-8929BB726664B10F52B0-EB4E-4151-B4D1-5C7F27EF844095113E03-D336-4A73-B72C-4B33EE8CB57C

Tutta la costa è sovrastata dall’imponente Castello dei Ruffo, che sorge sulla rocca e che prende il nome del famoso mostro omerico. Il Castello fu dimora del Conte Paolo Ruffo, il quale dominò il feudo di Scilla dal 1523, difendendo il borgo dal Pirata Barbarossa.

AFE062C4-D259-4ED8-97B4-4FC1BA6CA9F2EC69113A-7D8F-455B-8BDB-4614DF6C8637

Da questa rocca si apre davanti a vostri occhi un panorama suggestivo sulle Isole Eolie e la costa siciliana.

E’ possibile raggiungere Scilla da Reggio Calabria dalla quale dista davvero pochi chilometri. Questo piccolo borgo merita assolutamente di essere scoperto per la sua bellezza ed autenticità dei tipici villaggi marini raccontati dai virtuosi autori siciliani.

 

Gerace: il borgo medievale che guarda al mare dall’alto

Ora voi penserete io sia di parte, ma quando vi capiterà di visitare Gerace sono certa che questo borgo si inserirà prepotentemente nella lista dei posti più belli da voi mai visti.

28939173_2538302129728509_1804425938_o

Questo piccolo gioiellino incastonato su una rupe tufacea dell’Aspromonte ha i tratti tipici dei borghi medievali in una cornice panoramica affacciata sul mare Ionio e su gran parte del territorio locrideo.

28695846_2533826333509422_1338189657_o

La particolare posizione “alta” consente di ammirare da ogni punto del borgo paesaggi di sublime bellezza ed eterogeneità. Ci si affaccia sul mare, sulle montagne ma soprattutto sulle vallate dalla tipica morfologia calabrese.28740942_2533826290176093_1634375195_n

L’origine del nome Gerace è speciale tanto quanto la sua storia: “Gerace” deriva dal greco e significa “sparviero”, pare infatti che fu uno sparviero a indicare il punto esatto in cui costruire il borgo. E la posizione rispecchia proprio il senso di rifugio, perché il paese doveva sorgere in un posto lontano dagli attacchi via mare dei Saraceni.

Ecco quindi perché questa perla dello Jonio si erge fiera con i suoi occhi puntati sul mare.

La piccola cittadina è ricca di attrazioni e di piccoli angoli nascosti da ammirare. Vi assicuro che una volta entrati nel paesino non potrete fare a meno di fotografare ogni minuscolo vicolo o strettoia dove sbucano casette dal tipico gusto meridionale.

FC0C8130-FC7D-45F4-AAF6-1C01FAD5A3914C2F3D11-A9BE-4D75-9E92-BD944C719CF7C5F24648-10F0-4444-9C60-F33270F66DEE3F0CF368-1BE1-40CC-AAA9-705BFA57FF21Ma i veri fiori all’ occhiello di Gerace sono due.

La maestosa Cattedrale in pieno centro, dall’architettura in tipico stile bizantino-normanno, rappresenta sicuramente una delle costruzioni religiose più belle dello stivale.

40516848-E6F7-497C-B265-550B715EB85FAl suo interno numerosi affreschi e oggetti preziosi che ancora oggi sono uno dei principali motivi che spingono i novelli sposi a sceglierla come luogo per la celebrazione del proprio matrimonio. Vi assicuro che tra quelle mura si respira un’atmosfera magica. Unica.

Ma il vero pezzo forte che caratterizza Gerace è il castello normanno…

Chiudete per un attimo gli occhi, immaginate di essere in una di quelle ambientazioni medievali (stile Game of Thrones o Marcopolo)…ora apriteli….

cropped-15826696_2179771905581535_1243527006446529303_n.jpgIl castello sorge sul punto più alto di Gerace, fondato dai bizantini è stato poi fortificato dai normanni nel X secolo.

Vi dico solo che dalla piazza antistante, detta Baglio, è possibile assistere ad uno dei tramonti più mistici a cui vi capiterà di far parte. Provare per credere.

C’è davvero tanto da scoprire di questo borgo che qualche anno fa è entrato nella Top 10 dei borghi più belli di Italia (giudizio dei telespettatori di Alle falde del Kilimangiaro). Perché alle volte si fanno mille giri, mille ore di volo quando tanta bellezza e ricchezza possiamo trovarla a qualche ora di auto.

Se vi trovate a Reggio Calabria per i più famosi Bronzi o in qualche località estiva della costa ionica, non dimenticate di rifarvi gli occhi con un tuffo nel passato che non passa mai.

Ps. Un tour di Gerace non può concludersi senza un passaggio al Bar del Tocco, dove potrete dare alle vostre papille la possibilità di assaggiare la granita più buona del mondo. 

FB53F094-C564-4D32-8AF2-DF132B3D196B

 

 

Il giardino delle culture: tra Millo e voglia di riscatto

Non sono una fanatica di tutta la street art, ma devo ammettere che ne ho sempre subito il fascino, alcune opere sono talmente belle da far invidia a qualsiasi dipinto di Giotto o Picasso. Ma alla streetart milanese dedicherò un post a sè.

In questo post voglio parlarvi di un luogo speciale di Milano, reso ancora più bello dalla sua storia.

Pur avendola ad un palmo di naso, non conoscevo Via Morosini, traversa collaterale del piu’ ampio e frequentato Corso 22 Marzo. Così dopo aver letto un articolo sulla riqualificazione urbana di Milano mi sono messa a cercarla.

Via Morosini per anni è stata teatro del degrado e dell’abbandono milanese: da sede di capannoni e stabili artigianali dismessi è divenuta nel tempo porto sicuro per senzatetto e piccoli delinquenti.

I suoi abitanti, pur spaventati per l’inesorabile declino del quartiere, non si sono mai scoraggiati, così mossi da tanto impegno e senso civico, con l’ausilio di alcuni comitati di quartiere, hanno portato avanti un progetto di recupero delle aree abbandonate, oggi trasformate nel Giardino delle culture.

Oggi il quartiere si presenta sotto tutt’altra veste anche grazie al contributo dell’eclettico Millo, writer noto e apprezzato nel panorama della streetart italiana e non solo. Sono suoi infatti i giganteschi bimbi che stringono forte un cuore all’interno di una specie di labirinto urbano, disegnati sulle facciate di due grandi palazzoni di Via Morosini.

via morosini

 

Ma il Giardino delle Culture è anche tanto altro: al suo interno sono state collocate le panchine del padiglione Germania di Expo, sulle quali amo rilassarmi nelle miti giornate primaverili, leggendo un buon libro (o studiando 😦 ) accompagnata dalla mia musica preferita.

28740753_2537099859848736_606812606_n

Tra l’altro con cadenza frequente il quartiere organizza appuntamenti e programmi per i bambini, spettacoli di musica dal vivo e mercatini delle pulci, ed è praticamente sede fissa per shooting fotografici di aspiranti influencer e fashion blogger.

Il Giardino delle culture è senz’altro un luogo da visitare se vi trovate a Milano ed avete voglia di un pò di sapore underground.

 

My kind of Calabria: un viaggio nella punta dello stivale

“Io l’amo profondamente la mia Calabria, ho dentro di me il suo silenzio, la sua solitudine tragica e solenne. Sento che pure qualcosa dovrà venire fuori di lì: un giorno o l’altro dovrà ritrovare dentro di sé ancora quelle tracce che conserva dell’antica civiltà della Magna Grecia”.
Saverio Strati, intervista di Giorgio De Rienzo, su Il Quotidiano della Calabria, 2009

Devo essere sincera, l’idea di questo blog è nata proprio da questa categoria, dall’esigenza di contribuire (in un modo a me ancora ignoto)  a valorizzare la mia terra. “Terra” perché è così che noi calabresi definiamo la nostra regione, inconsciamente forse sentiamo l’esigenza di rimarcare quel rapporto viscerale che si instaura con questo luogo così bello e contraddittorio che ci ha visto nascere e molto probabilmente ci ha visto andar via.

Io sono una dei suoi figli emigrati che da quasi cinque anni ha fatto le valigie ed è partita per il Nord, piena di sogni e speranze per un futuro che stentava a concretizzarsi “giù dalle mie parti“.

Posso dire però che il mio rapporto con la Calabria incarna perfettamente quelle relazioni amorose strane, in cui inizi ad apprezzare tanto qualcosa quando te ne sei allontanata. Il mio trasferimento a Milano ha contribuito moltissimo a farmi capire quanto mi manchi la mia regione. I profumi, le abitudini, le piccole cose, la semplicità delle persone, la lentezza. Si la lentezza. Se sei in una grande città il primo termine di paragone è la frenesia della metropoli in contrapposizione allo scorrere lento delle giornate calabresi. Non importa che tu sia un operaio, un medico, un avvocato o un panettiere, in Calabria non c’è fretta. C’è sempre tempo per fare quattro chiacchiere per strada, offrire un caffè ad un amico, dare due baci all’anziana cugina della sorella della nonna che incontri al supermercato.

Non ho la presunzione di dire che la mia terra sia un posto perfetto, anzi, purtroppo non lo è, ci sono millemila problematiche che ogni giorno ci vengono ricordate da tv, giornali, radio, canali social. Ma posso dire una cosa? Chissene! Questo è il mio blog, il mio spazio, e da qui io voglio raccontare “my kind of Calabria“, la mia idea, il mio tipo di Calabria cercando di risaltarne quegli aspetti di cui nessuno parla. La bellezza paesaggistica, la sua storia antichissima e piena di fascino, il suo sole…ed il suo mare, meraviglioso e terapeutico, la sua gente e le sue tradizioni.

My kind of Calabria sarà una rubrica che tenterò di aggiornare con costanza, cercando di azzardare dei consigli per chi ha intenzione di fare un salto per qualche breve sosta di passaggio o per chi sta programmando un bel viaggetto per la prossima estate, anche se una cosa è certa: la Calabria, complice anche il bel clima, è una meta per tutte le stagioni.

Quindi cari lettori, abbandonate il pregiudizio e take a walk on the wild side 🙂

calabria

 

Via Lincoln la perla colorata e nascosta di una Milano lontana dal grigio e dai grattacieli

IMG_20170213_162030_158Sarà forse per la posizione, nella centralissima e affollatissima Piazza Cinque Giornate, sarà forse per la pace che ispira, ma Via Lincoln è senza dubbio il mio posto preferito a Milano.

Come sempre mi accade, per iniziare a conoscere una città, mi ci devo perdere (nel vero senso della parola) al suo interno. Così ho scoperto Via Lincoln, perdendomici durante una pausa pranzo vicino a lavoro.

Via Lincon, anche detta “Villaggio Operaio di Via Lincoln” o “Quartiere arcobaleno”, è un agglomerato di casette dai colori vivaci, resi ancora piu’ belli dai minuscoli giardini che le circondano.

Appena entrati nella stretta stradina rimani subito colpita dall’ altisonante nome della Via, inciso su una pietra semi avvolta dalla vegetazione.

Screenshot_2017-06-07-21-45-34-1-1

Hai letteralmente l’impressione di essere proiettata in un libro di favole. Le villette a schiera, ognuna di un colore diverso, si susseguono precise una accanto all’altra, facendoti dimenticare per alcuni istanti di essere nella città piu’ grigia, moderna e affollata di Italia.

LRM_EXPORT_20170609_094140LRM_EXPORT_20170609_094323Screenshot_2017-06-07-21-44-21-1

L’atmosfera che si respira è quella dei piccoli paesi di provincia, lontani dai grattacieli e dai freddi palazzoni anonimi di città.

Così, se per un attimo chiudi gli occhi, vieni proiettata in una atmosfera surreale dove il tempo sembra effettivamente essersi fermato.

A rendere piu’ affascinante questo nascosto e bellissimo angolo di Milano è la sua storia.

Infatti Via Lincoln inizia a prendere vita (e colore) alla fine del 1800 quando alcuni operai, intenzionati a realizzare un  rione-isola felice  dove i suoi residenti potessero vivere serenamente in incantevoli casette a prezzi accessibili, si mettono all’ opera costituendo una cooperativa.

Il progetto dei romantici operai mira ad estendere il prototipo del quartiere arcobaleno in tutta la zona di Porta Vittoria (oggi sede del Tribunale e di una grossa fetta degli studi legali milanesi), costruendo un’ampia zona popolata da deliziose casette in pieno centro.

Nel corso degli anni, ogni residente ha iniziato ad impreziosire il quartiere, cominciando una sorta di sfida di vicinato finalizzata a trovare il colore più allegro per la facciata della propria abitazione e il giardino più curato e originale.

received_2015032302055497

L’inizio delle due grandi guerre, però,  finisce per stravolgere i buoni propositi dei nostri operai romanticoni e il quartiere rimane arginato in via Lincoln.

Rimane il fatto che il suo essere un oasi in mezzo al deserto del  caos frenetico di Milano, oggi rende Via Lincoln il fiore all’ occhiello dell’architettura milanese ed il titolo di “Best Place in Milan” nella mia personalissima classifica.